Google: il gigante del Web dichiara guerra alla pedofilia in rete!
Martedì 19 Novembre 2013

La pedofilia è un problema gravissimo e deve essere combattuto, anche online. Google risponde alla richiesta di David Cameron, Primo Ministro inglese, di intensificare i controlli sulle immagini di bambini presenti sul web, impiegando 200 risorse per lo sviluppo di nuove tecnologie, al fine di contrastare questo triste fenomeno. Da qui, la notizia riportata da Eric Schmidt, Presidente di Google, che annuncia una serie di modifiche all'algoritmo del motore di ricerca per combattere la pedopornografica sulle proprie piattaforme. Secondo quanto rilasciato al Daily Mail da Eric Schmidt, Google sarebbe riuscito a affinare il proprio algoritmo in modo da bloccare le ricerche web inerenti materiale pedopornografico, rendendo inaccessibile foto e video che possano contenere abusi sessuali su minori.

Secondo Schmidt, Google al momento avrebbe individuato più di 100.000 ricerche (query) legate a materiale pedofilo: tutti questi contenuti ora potranno essere bloccati grazie a questa tecnologia. Le limitazioni apportate dal motore si applicheranno inizialmente ai paesi di lingua inglese, ma saranno estese nell'arco di sei mesi ad altre 158 lingue. Sebbene Google non possa impedire a un pedofilo di caricare materiale online, almeno per ora, resta il fatto che queste nuove modifiche abbiano permesso di individuare più di 100.000 applicazioni potenzialmente correlate alla pedopornografia. In aggiunta alla rimozione dei link, immagini e video dai risultati di ricerca, Google sta lavorando a una serie di nuovi provvedimenti in collaborazione con altri giganti del Web.

Proprio ieri si è svolto a Downing Street un incontro sulla pornografia sulla rete tra David Cameron e i vertici di Google, Microsoft e altri colossi del web.

Il sistema di identificazione PhotoDNA e YouTube

PhotoDNA è un software che dovrebbe aiutare la ricerca e la censura di materiale pedopornografico online. Basato su una tecnologia di confronto grafico, è stato sviluppato da Microsoft Research in collaborazione con il Dartmouth College e il "National Center for Missing & Exploited Children (NCMEC)"; quest'ultimo mette a disposizione un archivio fotografico dei bambini scomparsi negli Stati Uniti negli ultimi 10 anni. PhotoDNA dovrebbe individuare le immagini e i video, già segnalati alla Polizia (si parla di milioni di file) e procedere con la comparazione, creando una sorta di firma unica per ciascun contenuto, che potrà essere comparata con altre firme in modo da rintracciarne le copie. Molti grandi colossi, quali Facebook, utilizzano tale tecnologia di identificazione per analizzare le immagini online e rilevare casi di pornografia infantile.

Secondo Schmidt, anche Google ha lavorato a questo: le menti di YouTube avrebbero creato una nuova tecnologia in grado di identificare video pedopornografici sui siti di video sharing, con l'idea di renderla disponibile a tutti gli enti che operano in difesa dei minori. Sempre il gigante di Mountain View, nei mesi passati, aveva annunciato un progetto che prevede la creazione di un database di immagini correlate agli abusi su minori, da poter condividere con agenzie web, enti governativi e associazioni di volontariato di tutto il mondo. Tutto questo a fini cautelativi e preventivi, con l'unico scopo di abbattere un problema che da sempre insidia il web.
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